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Disoccupazione: leggero miglioramento in vista

La disoccupazione è uno dei problemi storici che affligono il nostro paese. Specialmente dopo la crisi iniziata nel 2008, è aumentato il numero di persone che non lavorano. Tuttavia, secondo i recenti dati pubblicati dall’OCSE, la situazione sembra migliorare lentamente.

L’istituto di ricerca internazionale ha infatti dichiarato che il tasso di occupazione per la popolazione compresa tra i 15 e i 74 anni è aumentato. Nonostante ciò l’Italia rimane fanalino di coda in questa speciale classifica. Peggio di noi fanno solo Grecia e Turchia. Continuando di questo passo, si raggiungeranno livelli pre-crisi soltanto a fine 2017.

 

LA DISOCCUPAZIONE DIMINUISCE LIEVEMENTE

Seppur il tasso di disoccupazione si attesti sull’11,5% (dopo il picco del 12,8%), si prevede che l’anno prossimo si registrerà il 10,5%. Un valore ancora sopra la media europea.

Un altro dato interessante è quello delle persone in cerca di un impiego da oltre un anno (i cosiddetti disoccupati di lunga durata). In Italia questa categoria rappresenta il 58,7% del totale. Nonostante il calo di oltre 3 punti percentuali rispetto il 2014, anche in questo caso siamo tra i peggiori in Europa.

Nel 2015 l’occupazione tra i 15 e i 24 anni si è attestata al 17,3%, leggermente meglio del precedente 17,2% ma comunque molto peggio rispetto ai livelli pre-crisi (24,5%). Solo i giovani greci (13%) hanno più difficoltà nel trovare lavoro mentre i coetanei spagnoli sono più fortunati (20%).

 

IL RUOLO DEL JOBS ACT

Il Jobs Act ha fatto aumentare l’impiego dei contratti a tutele crescenti che hanno sostituito i contratti temporanei. Allo stesso tempo, applicando le sue regole solo ai nuovi assunti, si è evitato il licenziamento di chi già lavora. Inoltre, l’OCSE giudica positivamente l’estensione della copertura dei sussidi di disoccupazione e le politiche attive di sostegno alla ricerca del lavoro.

Però esiste il rischio neanche troppo remoto che le misure varate dal Governo non avranno effetti prolungati nel tempo. Le agevolazioni fiscali per le imprese che assumono potrebbero non essere confermate così come i sussidi verso i disoccupati.

Occorre però precisare che le previsioni dell’OCSE non considerano i possibili effetti legati ad eventi geopolitici. Primo su tutti, il Brexit potrebbe essere di non poco rilievo ai fini occupazionali. Inoltre il prezzo del petrolio rimane una variabile che tuttora influenza le decisioni di investimento delle imprese.

In più sarebbe preferibile riportare in prima linea il tema delle politiche attive del lavoro.

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