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Miliardario cinese nasconde il 6% delle riserve di alluminio in Messico

Questa bizzarra storia dagli importanti risvolti economici ha inizio due anni fa. Sorvolando la città messicana di San José, un pilota ha scattato delle foto di un complesso industriale incuriosito da quello che ha visto. All’interno di fitte recinzioni in filo spinato era ordinatamente disposto quasi un milione di tonnellate di alluminio, per un valore di mercato di circa 2 miliardi di dollari. Una quantità simile di alluminio corrisponde a ben il 6% delle scorte mondiali ed è sufficiente a produrre 77 miliardi di lattine di birra oppure 2,2 milioni di pick-up.

Appena sono state pubblicate le foto, l’industria americana è subito andata in fermento. Secondo la ricostruzione ad opera delle autorità americane, il misterioso deposito fa parte del giro di affari di uno dei più facoltosi imprenditori cinesi.

 

Chi si nasconde dietro la montagna di alluminio

Jeff Henderson, dirigente dell’autorità per l’alluminio americana, ha affermato che la proprietà del magazzino è attribuibile a Liu Zhontian. Sicuramente questo nome non vi dirà niente ma lui è tra le persone più ricche in Cina. Il proprietario del colosso Cina Zhongwang Holdings Ltd. e membro del Partito Comunista cinese ha subito respinto al mittente le accuse. Difficile fare business in Messico per via dei tanti criminali e assassini.

L’ascesa di Liu inizia nel 1993 con una azienda produttrice di piccoli elettrodomestici. In seguito i suoi affari si sono allargati alla produzione di elettrodomestici di maggiori dimensioni, infissi ed automobili. Nel 2009 riesce ad ottenere dalla Borsa di Honk Kong ben 1,26 miliardi di dollari con una delle offerte pubbliche dell’anno. Nonostante il recente crollo dell’azionario cinese, Mr Liu rimane tra le persone più ricche del paese.

La ricostruzione del Wall Street Journal, basata su diverse interviste a persone coinvolte nei fatti, fa sollevare diversi dubbi. Infatti sembra che l’alluminio sia stato spedito in Messico attraverso una serie di società. Una di queste è proprio intestata al figlio di Liu mentre un’altra appartiene ad un suo socio di lunga data.

 

Cosa si contesta a Liu

La produzione industriale cinese è da diversi anni in forte espansione. I suoi effetti hanno coinvolto tutto il mercato globale. Per esempio l’economia asiatica si è via via affermata come leader nella produzione di molte materie prime. In particolare la produzione di alluminio cinese è raddoppiato tra il 2010 e il 2015 nonostante il rallentamento della domanda interna. Di conseguenza, sono cresciute esportazioni spesso con modalità non del tutto trasparenti, soprattutto verso gli Stati Uniti. Sempre nello stesso periodo le esportazioni sono passate dal 14% al 40%. Entro la fine del 2016 si prevedere che delle 23 fonderie attive nel 2000 ne rimangano aperte solo 5.

Perciò non stupiscono i numerosi reclami commerciali da parte di molte imprese americane. In loro risposta il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha aperto un’indagine sull’origine dell’alluminio. Il timore è che questa mossa sia stata programmata per eludere le tariffe commerciali applicate alle materie prime importate dalla Cina. Negli ultimi tempi, infatti, l’accordo commerciale regionale che lega Stati Uniti, Canada e Messico prevedono delle misure a protezione delle imprese contro la concorrenza cinese. Questo problema sembra dunque essere stato aggirato con l’impiego di più imprese esportatrici. Secondo le autorità americane, non superando il massimale consentito, sarebbe stato possibile eludere la tariffa.

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